Quando si parla di siti web si sente spesso dire che un progetto deve essere bello, moderno, veloce, originale, intuitivo, responsive e possibilmente anche perfetto.
Il problema è che la perfezione, nel web, non esiste.
Esiste invece un sito adatto a un determinato pubblico, a un preciso obiettivo e a uno specifico contesto.
Un sito può essere tecnicamente impeccabile e graficamente molto curato, ma risultare comunque poco efficace se non tiene conto di chi dovrà utilizzarlo.
Ed è qui che entra in gioco una delle domande più importanti nella progettazione digitale:
per chi stiamo costruendo questo sito?
Un sito non deve piacere a tutti
Uno degli errori più comuni è progettare cercando di mettere d’accordo tutti.
Il cliente vuole un certo stile.
Il designer ne preferisce un altro.
Il settore segue determinate tendenze.
I competitor fanno più o meno le stesse cose.
E alla fine si cerca una soluzione che sembri corretta per chiunque.
Ma un sito pensato per piacere a tutti rischia spesso di non parlare davvero a nessuno.
Ogni progetto dovrebbe invece partire dalle persone che dovranno utilizzarlo.
Un sito per uno studio legale non deve necessariamente comunicare nello stesso modo di un e-commerce di abbigliamento.
Un portale rivolto a un pubblico molto giovane può permettersi scelte visive e linguistiche completamente diverse rispetto a un sito destinato a professionisti o aziende.
Non esiste quindi un unico modello di “buon sito”.
Esiste il sito giusto per quel pubblico, quel brand e quell’obiettivo.
Bello non significa necessariamente efficace
L’estetica conta.
Un sito curato trasmette professionalità, migliora la percezione del brand e può contribuire a creare fiducia.
Ma un sito non è un poster.
Deve essere utilizzato.
Una homepage può essere visivamente spettacolare e allo stesso tempo rendere difficile capire cosa faccia realmente l’azienda.
Un menu può essere estremamente originale ma costringere l’utente a cercare per diversi secondi una voce che dovrebbe trovare immediatamente.
Un’animazione può essere bellissima da vedere, ma fastidiosa se rallenta l’accesso alle informazioni.
Il design dovrebbe quindi supportare l’esperienza, non mettersi continuamente in mostra.
Un sito efficace non è quello che fa notare ogni scelta grafica, ma quello che rende semplice fare ciò per cui l’utente è arrivato.
Prima di progettare bisogna capire le persone
Parliamo spesso di target, personas, segmentazione e pubblico.
Termini utili, ma che rischiano di diventare formule teoriche se non vengono tradotti in domande concrete.
Chi arriverà sul sito?
Cosa sta cercando?
Quanto conosce già l’azienda?
Quali dubbi può avere?
Utilizzerà principalmente uno smartphone o un computer?
Ha bisogno di confrontare prodotti, leggere informazioni, prenotare, acquistare oppure semplicemente trovare un numero di telefono?
Le risposte a queste domande influenzano direttamente la progettazione.
La dimensione dei testi, la struttura del menu, la disposizione dei contenuti, le call to action e persino il linguaggio utilizzato dovrebbero dipendere anche da chi si trova dall’altra parte dello schermo.
UX significa togliere ostacoli
Quando si parla di UX, User Experience, si pensa spesso a qualcosa di molto tecnico.
In realtà il principio di base è piuttosto semplice:
rendere più facile la vita all’utente.
Se una persona deve pensare troppo per capire come utilizzare un sito, probabilmente c’è qualcosa che può essere migliorato.
Se deve cercare il pulsante per contattare l’azienda, abbiamo creato un ostacolo.
Se deve leggere cinque paragrafi prima di capire cosa viene offerto, abbiamo creato un ostacolo.
Se da smartphone deve ingrandire lo schermo per leggere una frase, abbiamo creato un ostacolo.
Una buona esperienza utente spesso passa inosservata proprio perché tutto funziona come ci si aspetta.
Anche la semplicità va progettata
Un sito semplice non è necessariamente un sito povero.
Anzi, arrivare alla semplicità può richiedere molto più lavoro che aggiungere continuamente elementi.
Significa stabilire delle priorità.
Cosa deve vedere subito l’utente?
Quali informazioni possono arrivare dopo?
Cosa può essere eliminato?
Quale azione vogliamo rendere più semplice?
Togliere qualcosa da una pagina può essere una scelta progettuale molto più importante che aggiungere una nuova sezione.
Per questo il minimalismo, quando è realmente funzionale, non riguarda soltanto l’estetica.
Riguarda soprattutto la capacità di distinguere ciò che serve da ciò che crea rumore.
Mobile e desktop non sono la stessa esperienza
Progettare un sito responsive non significa semplicemente ridurre le dimensioni degli elementi.
Su smartphone cambiano lo spazio disponibile, il modo di navigare e spesso anche il contesto in cui viene utilizzato il sito.
Una persona che cerca un ristorante dal telefono potrebbe voler trovare immediatamente indirizzo, orari e indicazioni stradali.
Chi visita lo stesso sito da desktop potrebbe dedicare più tempo a fotografie, menu e informazioni sulla struttura.
Il contenuto può essere lo stesso, ma le priorità possono cambiare.
Per questo il responsive design dovrebbe essere pensato come adattamento dell’esperienza, non come semplice ridimensionamento della pagina desktop.
Non sempre più funzionalità significano un sito migliore
Durante la progettazione è facile cadere nella tentazione di aggiungere.
Una chat.
Un popup.
Uno slider.
Animazioni.
Form complessi.
Filtri.
Video in autoplay.
Widget social.
Ogni elemento può avere una funzione.
Ma avere una funzione non significa automaticamente essere necessario.
Ogni nuova componente aumenta anche la complessità dell’interfaccia.
La domanda da fare non dovrebbe essere soltanto:
“Possiamo aggiungerlo?”
Ma:
“Serve davvero alla persona che utilizzerà il sito?”
Se la risposta è no, probabilmente possiamo farne a meno.
Anche la SEO parte dall’utente
A volte UX e SEO vengono trattate come due attività separate.
Da una parte il sito pensato per le persone, dall’altra l’ottimizzazione per Google.
In realtà le due cose sono molto più vicine di quanto sembri.
Una struttura chiara aiuta gli utenti a orientarsi, ma aiuta anche i motori di ricerca a comprendere i contenuti.
Titoli descrittivi facilitano la lettura e allo stesso tempo comunicano meglio l’argomento della pagina.
Un sito veloce migliora l’esperienza dell’utente e rappresenta anche un aspetto importante delle performance tecniche.
Perfino il contenuto parte dalla stessa esigenza: rispondere bene a ciò che una persona sta cercando.
Progettare pensando agli utenti non significa quindi dimenticare Google.
Molto spesso significa fare una SEO migliore.
Il cliente non è sempre l’utente
C’è poi un aspetto particolarmente delicato.
Chi commissiona un sito e chi lo utilizzerà non sono necessariamente la stessa persona.
Il titolare di un’azienda conosce perfettamente i propri servizi, la terminologia del settore e l’organizzazione interna.
Il potenziale cliente potrebbe non sapere nulla di tutto questo.
Per questo ciò che sembra ovvio a chi lavora ogni giorno in un’attività può essere completamente incomprensibile per chi visita il sito per la prima volta.
È uno dei motivi per cui la progettazione non dovrebbe basarsi soltanto sulla domanda:
“Ti piace?”
Una domanda forse più utile sarebbe:
“Una persona che arriva qui per la prima volta capisce cosa deve fare?”
Un buon sito può cambiare nel tempo
C’è un altro motivo per cui il sito perfetto non esiste.
Le persone cambiano.
I comportamenti cambiano.
Le aziende cambiano.
Anche gli strumenti e i dispositivi cambiano.
Un sito efficace oggi potrebbe aver bisogno di essere rivisto tra qualche anno.
E questo non significa che il progetto iniziale fosse sbagliato.
Significa semplicemente che un sito web è uno strumento vivo.
Analytics, Search Console, feedback degli utenti e dati sulle conversioni possono mostrare nel tempo cosa funziona e cosa può essere migliorato.
La progettazione digitale non dovrebbe quindi essere vista come qualcosa che termina definitivamente nel momento in cui il sito viene pubblicato.
Il sito giusto è quello che raggiunge il suo obiettivo
Forse dovremmo smettere di chiederci se un sito sia perfetto.
Una domanda molto più utile è:
funziona per le persone che devono usarlo?
Permette loro di trovare facilmente ciò che cercano?
Comunica in maniera chiara?
Rappresenta realmente l’identità dell’attività?
È semplice da utilizzare sui diversi dispositivi?
Aiuta l’azienda a raggiungere i propri obiettivi?
Se la risposta è sì, probabilmente non abbiamo creato il sito perfetto.
Abbiamo fatto qualcosa di molto più utile:
abbiamo creato il sito giusto.