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Intelligenza artificiale e web design: come usarla senza creare siti tutti uguali

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  • 19 Settembre 2026
  • mommy
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L’intelligenza artificiale sta entrando sempre più velocemente nel lavoro di web designer, sviluppatori e content creator.

Oggi possiamo chiedere a un sistema AI di creare la struttura di una homepage, suggerire una palette colori, scrivere del CSS, correggere un errore PHP, generare testi, analizzare un’interfaccia o aiutarci a sviluppare una funzione per WordPress o Joomla.

Strumenti come Claude possono inoltre lavorare direttamente sul codice e supportare attività che fino a pochi anni fa richiedevano molto più tempo.

Il rischio, però, è evidente.

Se tutti utilizziamo gli stessi strumenti, gli stessi prompt e gli stessi modelli, arriveremo a creare siti tutti uguali?

Hero gigantesca.

Titolo.

Sottotitolo.

Pulsante.

Tre card.

Testimonianze.

FAQ.

Footer.

L’intelligenza artificiale può velocizzare enormemente il lavoro, ma non dovrebbe diventare il progettista del sito.

Dovrebbe essere piuttosto uno strumento nelle mani del progettista.

AI e web design: il vero cambiamento non è generare una homepage

Quando si parla di intelligenza artificiale applicata al web design, spesso si pensa immediatamente alla possibilità di scrivere:

“Creami un sito moderno per uno studio di architettura.”

e ottenere automaticamente un layout.

È sicuramente interessante, ma probabilmente è l’aspetto meno importante della trasformazione in corso.

L’AI può intervenire in praticamente tutte le fasi della realizzazione di un sito:

  • analisi del progetto;
  • organizzazione dei contenuti;
  • sitemap;
  • wireframe;
  • UX;
  • copy;
  • HTML e CSS;
  • JavaScript;
  • PHP;
  • debugging;
  • accessibilità;
  • SEO;
  • documentazione;
  • manutenzione.

Il vero vantaggio quindi non è necessariamente far costruire il sito all’AI.

È utilizzare l’intelligenza artificiale per ridurre il tempo dedicato alle attività ripetitive e poter dedicare più attenzione alle decisioni progettuali.

WordPress e intelligenza artificiale

WordPress è probabilmente uno degli ambienti nei quali l’integrazione con l’intelligenza artificiale sta evolvendo più velocemente.

Nel 2026 il progetto WordPress ha ormai iniziato a integrare infrastrutture AI direttamente nel proprio ecosistema.

WordPress 6.9 ha introdotto l’Abilities API, mentre WordPress 7.0 ha introdotto l’AI Client, una base che permette agli sviluppatori di collegare WordPress a differenti provider di intelligenza artificiale attraverso un’interfaccia comune.

Il progetto WordPress sta inoltre sviluppando strumenti come MCP Adapter, AI Experiments e altre componenti pensate per permettere ad agenti AI di interagire con le funzionalità del CMS.

Questo significa che l’AI non sarà semplicemente un pulsante per “scrivere un articolo”.

Potrà progressivamente diventare parte del modo in cui amministriamo e sviluppiamo un sito.

Come può aiutare concretamente l’AI con WordPress?

Immaginiamo di dover realizzare un sito aziendale.

Prima di iniziare con Elementor, Gutenberg o un altro builder possiamo utilizzare Claude per analizzare le informazioni fornite dal cliente e creare una prima proposta di architettura.

Possiamo spiegare:

“Il cliente offre questi cinque servizi, si rivolge a queste persone e l’obiettivo principale del sito è ricevere richieste di preventivo.”

Claude può aiutarci a ragionare sulla struttura:

Home → Servizi → singoli servizi → Chi siamo → Portfolio → Blog → Contatti.

A quel punto però siamo noi a decidere se quella struttura abbia realmente senso.

L’AI propone.

Il web designer seleziona.

AI ed Elementor: attenzione all’effetto template

Con page builder come Elementor è già molto facile creare velocemente un sito.

Aggiungere l’intelligenza artificiale rende il processo ancora più rapido.

Ma velocità non significa necessariamente qualità.

Se chiediamo semplicemente:

“Creami la homepage di un web designer”

il risultato tenderà probabilmente verso gli schemi più diffusi.

Hero.

Servizi.

Portfolio.

Recensioni.

Call to action.

Non c’è niente di sbagliato in questa struttura.

Il problema nasce quando utilizziamo la proposta dell’AI come risultato finale.

Un layout dovrebbe invece partire da domande come:

Cosa deve capire l’utente nei primi cinque secondi?

Qual è l’azione principale che vogliamo ottenere?

Qual è l’elemento che differenzia questa attività dai concorrenti?

Quali informazioni servono realmente prima della conversione?

L’AI può aiutarci a trovare risposte.

Non dovrebbe sostituire queste domande.

Claude come assistente per WordPress

Uno degli utilizzi che trovo più interessanti dell’AI riguarda il codice.

Non sempre è necessario installare un plugin per risolvere un problema WordPress.

A volte bastano poche righe di PHP.

Possiamo chiedere a Claude, ad esempio, di aiutarci a:

creare uno shortcode;

modificare una query;

personalizzare un Custom Post Type;

aggiungere un noindex in determinate condizioni;

creare un redirect;

modificare il comportamento di WordPress attraverso un hook;

scrivere CSS specifico;

individuare un errore JavaScript.

Questo può essere estremamente utile anche per chi conosce HTML e CSS ma non sviluppa quotidianamente in PHP.

Il vantaggio non consiste nel copiare codice alla cieca.

Consiste nel poter lavorare insieme a un assistente capace di spiegare cosa sta facendo.

“Scrivimi il codice” non dovrebbe essere l’unico prompt

Un modo poco efficace di utilizzare Claude è scrivere semplicemente:

“Fammi questo codice.”

Molto meglio fornire il contesto.

Per esempio:

“Sto lavorando su WordPress con OceanWP. Ho creato un Custom Post Type chiamato corsi. Voglio assegnare una sidebar diversa ai singoli corsi senza modificare gli articoli normali. Vorrei evitare plugin aggiuntivi.”

Il risultato sarà generalmente molto più utile perché Claude conosce:

il CMS;

il tema;

la struttura;

l’obiettivo;

le limitazioni.

Il contesto è probabilmente uno degli elementi più importanti nell’utilizzo professionale dell’intelligenza artificiale.

WordPress sta diventando sempre più accessibile agli agenti AI

Il cambiamento interessante è che il rapporto tra WordPress e AI sta andando oltre il semplice chatbot.

Il progetto WordPress sta sviluppando un ecosistema nel quale gli agenti possono conoscere le “abilità” disponibili nel sito e utilizzarle attraverso protocolli standardizzati.

Il corso ufficiale WordPress dedicato all’AI descrive, ad esempio, la possibilità di collegare strumenti esterni come Claude Desktop o Claude Code attraverso MCP.

In prospettiva potremmo quindi chiedere:

“Trova gli articoli che non hanno una meta description.”

oppure:

“Controlla quali pagine utilizzano immagini troppo grandi.”

oppure ancora:

“Preparami le modifiche necessarie a questi contenuti, ma fammele approvare prima della pubblicazione.”

È una differenza enorme rispetto alla semplice generazione di testo.

E Joomla?

Joomla viene citato meno frequentemente quando si parla di AI, ma anche il suo ecosistema si sta muovendo in questa direzione.

Joomla 6 è stato pubblicato il 14 ottobre 2025 e rappresenta l’attuale generazione principale del CMS.

Anche il progetto Joomla ha sperimentato un framework AI pensato per creare un livello comune tra le estensioni e diversi provider di intelligenza artificiale. A gennaio 2026 l’integrazione di questo framework nel progetto risultava ancora in fase di valutazione e pianificazione.

Nel frattempo, però, l’ecosistema delle estensioni sta andando avanti molto rapidamente.

Joomla, Claude e MCP

Nel 2026 sono comparse diverse estensioni Joomla che permettono di utilizzare Claude o altri modelli direttamente con il CMS.

Alcune consentono di generare e aggiornare contenuti, altre permettono agli assistenti AI di interagire direttamente con Joomla attraverso MCP.

Ad esempio, nella Joomla Extensions Directory sono presenti soluzioni che permettono a client come Claude Desktop e Claude Code di accedere, con autorizzazioni controllate, a contenuti, menu, media e altre funzioni del sito.

Questo apre scenari interessanti.

Potremmo chiedere a un assistente AI:

“Mostrami gli articoli della categoria News pubblicati negli ultimi sei mesi.”

oppure:

“Trova i contenuti che non hanno un’immagine introduttiva.”

oppure:

“Prepara un nuovo modulo personalizzato, ma non pubblicarlo.”

Joomla rimane un CMS strutturato e molto potente.

L’AI può renderne alcune operazioni più semplici senza necessariamente modificarne la filosofia.

WordPress e Joomla non diventano inutili con l’AI

Ogni volta che arriva una nuova tecnologia compare inevitabilmente la domanda:

“Servirà ancora WordPress?”

“Servirà ancora Joomla?”

“Serviranno ancora i web designer?”

Probabilmente la domanda è posta nel modo sbagliato.

L’AI non elimina automaticamente la necessità di un CMS.

Un sito deve comunque gestire:

utenti;

permessi;

contenuti;

database;

media;

URL;

API;

sicurezza;

aggiornamenti.

WordPress e Joomla forniscono infrastrutture mature per gestire tutte queste attività.

L’intelligenza artificiale può semplicemente diventare un nuovo modo per interagire con quell’infrastruttura.

Claude Code cambia il modo di sviluppare?

Claude Code è probabilmente uno degli esempi più interessanti dell’evoluzione degli strumenti AI per sviluppatori.

Non si limita a generare una porzione di codice all’interno di una chat.

Può lavorare su un codebase, esplorare file, modificare codice, eseguire test e supportare il debugging direttamente dall’ambiente di sviluppo. Anthropic lo presenta come uno strumento capace di seguire un ciclo di lavoro che comprende lettura, pianificazione, azione e verifica.

Per un web designer questo può cambiare parecchio il workflow.

Immaginiamo un template Joomla che presenta un problema responsive.

Possiamo indicare a Claude quali file analizzare e spiegare il comportamento desiderato.

Oppure possiamo lavorare su un child theme WordPress e chiedere:

“Analizza questi file e dimmi perché il menu mobile si rompe sotto i 768 pixel.”

Non stiamo più chiedendo genericamente:

“Scrivimi del CSS.”

Stiamo facendo analizzare un progetto reale.

Il problema dei siti tutti uguali

Più l’intelligenza artificiale diventa potente, più aumenta il rischio della standardizzazione.

Gli algoritmi apprendono da enormi quantità di contenuti esistenti.

Quando chiediamo una soluzione senza fornire indicazioni precise, il sistema tende spesso a proporre schemi statisticamente frequenti.

Nel web design questo può tradursi in:

gradienti simili;

hero molto grandi;

card arrotondate;

icone standard;

layout SaaS;

testi generici;

fotografie stock;

CTA tutte uguali.

Il risultato può essere tecnicamente corretto ma completamente privo di identità.

L’AI dovrebbe conoscere il progetto prima di proporre il design

Prima di chiedere all’intelligenza artificiale di suggerire un’interfaccia, possiamo fornirle un vero briefing.

Chi è il cliente?

Qual è il pubblico?

Quali sono i concorrenti?

Quali sono i valori del brand?

Che tono deve avere?

Quali siti piacciono al cliente?

Quali invece non piacciono?

Qual è l’obiettivo principale?

Quali elementi grafici esistono già?

A quel punto possiamo utilizzare Claude come interlocutore durante la progettazione.

Non gli chiediamo:

“Disegna il sito.”

Gli chiediamo:

“Tenendo conto di questo brand, aiutami a valutare tre possibili strutture per la homepage e spiegami vantaggi e limiti di ciascuna.”

È un modo completamente diverso di utilizzare l’AI.

Usare l’AI anche per criticare il nostro lavoro

Uno degli utilizzi più interessanti consiste nel fare esattamente il contrario.

Non chiedere all’AI di creare.

Chiederle di criticare ciò che abbiamo creato noi.

Possiamo fornire la struttura di una pagina e chiedere:

“Quali informazioni potrebbero mancare?”

“Ci sono elementi ridondanti?”

“La call to action arriva troppo tardi?”

“Questa gerarchia H1-H2-H3 è corretta?”

“Dove potrebbe avere difficoltà un utente?”

In questo caso l’AI diventa una specie di secondo paio di occhi.

La decisione finale rimane nostra.

AI e UX

L’intelligenza artificiale può essere particolarmente utile nella fase di UX.

Possiamo simulare diversi tipi di utenti.

Per esempio:

“Immagina di essere una persona di 65 anni che arriva su questo sito e vuole prenotare una visita. Quali difficoltà potresti incontrare?”

Oppure:

“Analizza questo processo di richiesta preventivo e individua i passaggi che potrebbero creare attrito.”

Non è un sostituto dei test effettuati con utenti reali.

Può però aiutarci a individuare rapidamente problemi che non avevamo considerato.

AI e SEO durante la progettazione

Anche la SEO può essere integrata nel processo.

Prima di creare le pagine possiamo utilizzare Claude per organizzare gli argomenti.

Supponiamo di realizzare un sito WordPress dedicato alla formazione digitale.

Possiamo partire dai servizi principali e costruire una struttura che separi chiaramente:

corsi WordPress;

corsi SEO;

corsi social;

corsi web design;

blog;

guide.

Successivamente possiamo analizzare sovrapposizioni, cannibalizzazioni e opportunità di linking interno.

Ancora una volta, però, l’AI deve supportare l’analisi.

I dati reali dovrebbero arrivare da Search Console, strumenti SEO e ricerche effettive.

Non affidare ciecamente all’AI sicurezza e codice

Questo è un punto importante.

Claude può scrivere codice molto utile.

Ma può anche sbagliare.

Un frammento PHP apparentemente corretto potrebbe:

creare una vulnerabilità;

interferire con un plugin;

generare errori;

modificare dati;

non considerare particolari configurazioni del server.

Anthropic stessa mantiene sistemi di autorizzazione e sandboxing per Claude Code proprio perché consentire a un agente di eseguire comandi o modificare file richiede controlli di sicurezza.

Su WordPress e Joomla eviterei quindi di far modificare direttamente un sito di produzione senza:

backup;

staging;

controllo del codice;

test.

Il fatto che l’AI possa compiere un’azione non significa che debba essere autorizzata a farla automaticamente.

Il web designer diventa meno importante?

Probabilmente cambia il tipo di valore che può offrire.

Sapere semplicemente come creare tre colonne o modificare il colore di un pulsante diventa progressivamente meno differenziante.

Acquistano invece più valore capacità come:

comprendere il cliente;

definire una strategia;

progettare una buona UX;

scegliere cosa eliminare;

costruire una gerarchia visiva;

comprendere la SEO;

valutare l’accessibilità;

controllare il codice prodotto dall’AI;

integrare sistemi diversi.

In pratica, meno esecuzione meccanica e più progettazione.

Il rischio opposto: non utilizzare l’AI

Esiste anche l’errore contrario.

Rifiutare completamente questi strumenti perché “un vero web designer fa tutto da solo”.

Se un’attività che richiedeva un’ora può essere svolta correttamente in dieci minuti con l’aiuto dell’AI, ha poco senso ignorare questa possibilità.

Quel tempo può essere utilizzato per:

studiare meglio il progetto;

curare il design;

parlare con il cliente;

fare test;

migliorare i contenuti.

L’obiettivo non dovrebbe essere dimostrare di saper fare tutto manualmente.

Dovrebbe essere ottenere un risultato migliore.

Un possibile workflow: WordPress, Joomla e Claude

Un flusso di lavoro potrebbe essere questo.

Si parte dal briefing del cliente.

Claude può aiutare a organizzarlo e individuare eventuali informazioni mancanti.

Successivamente si costruisce manualmente la sitemap, utilizzando l’AI come supporto per confrontare diverse soluzioni.

Si passa quindi a wireframe e design.

Qui la parte creativa dovrebbe rimanere fortemente guidata dal designer.

Una volta definito il progetto possiamo utilizzare Claude per velocizzare CSS, JavaScript, PHP o personalizzazioni specifiche.

Su WordPress possiamo lavorare su tema, child theme, plugin e funzioni personalizzate.

Su Joomla possiamo intervenire su template, moduli, override ed estensioni.

Infine l’AI può aiutarci nei test, nella documentazione e nell’individuazione di problemi.

In questo modo Claude non costruisce il sito al posto nostro.

Lavora insieme a noi durante tutto il processo.

La regola più importante: non chiedere all’AI cosa creare

O almeno, non soltanto.

Meglio chiederle:

“Quali alternative ho?”

“Cosa non sto considerando?”

“Dove può esserci un problema?”

“Come posso realizzare tecnicamente questa idea?”

“Quali sono i limiti di questa soluzione?”

Il rischio maggiore nasce quando deleghiamo anche il pensiero progettuale.

Perché in quel momento iniziamo inevitabilmente a produrre ciò che l’algoritmo considera più comune.

E ciò che è più comune raramente è ciò che rende un progetto riconoscibile.

Conclusioni

L’intelligenza artificiale cambierà profondamente il modo in cui realizziamo siti web.

In realtà lo sta già facendo.

WordPress sta costruendo infrastrutture che permettono agli strumenti AI di interagire sempre più profondamente con il CMS.

Joomla sta sperimentando framework e integrazioni, mentre il suo ecosistema offre già strumenti capaci di collegare il CMS a Claude e ad altri modelli.

Claude può aiutarci a scrivere codice, analizzare progetti, individuare errori e lavorare direttamente sui codebase.

Ma nessuno di questi strumenti può decidere automaticamente quale sia l’identità giusta per un progetto.

Ed è probabilmente proprio qui che rimarrà il valore del web designer.

Non nel sapere semplicemente come costruire una pagina.

Ma nel sapere perché quella pagina deve essere costruita in quel modo.

L’AI può scrivere il CSS.

Può suggerire il PHP.

Può analizzare la struttura.

Può perfino modificare i file.

Ma stile, strategia, sensibilità e capacità di comprendere il cliente devono ancora avere una direzione.

Altrimenti avremo siti costruiti sempre più velocemente.

Ma anche sempre più difficili da distinguere l’uno dall’altro.

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